“Non molesterai lo straniero né l’opprimerai, perché foste stranieri nella terra d’Egitto” (Es. 22, 20).
I recenti fatti di Rosarno svelano tutta la ipocrisia della politica italiana in materia di immigrazione.
Una politica fondata sulla paura, che alimenta la paura, se persino la relazione di accompagnamento della prima legge organica sull'immigrazione - la Turco Napolitano - affermava che per rassicurare gli autoctoni bisogna limitare i diritti degli stranieri.
Un modello di integrazione subalterna, fondato sulla giustificazione della paura dell'Altro.
Ma una politica che cavalca l'irrazionale non può che finire per essere irrazionale.
E infatti, dopo aver bloccato gli annuali decreti flussi per due anni di seguito, cade nella contraddizione per cui prima si ammettono solo i gastarbeiter, “lavoratori-ospiti”, braccianti stagionali usa e getta tanto da non meritare nemmeno uno straccio di politica abitativa, salvo quella di radere al suolo i loro ricoveri di fortuna.
Non basta che si trovino una sistemazione “senza oneri per lo Stato”, devono farlo senza lamentarsi, senza farsi vedere, perfino senza puzzare.
Troppo spesso si sente dire “Loro devono rispettare le nostre regole e i nostri valori”. Ma “loro” guardano a noi e ci vedono come noi non riusciamo più a vederci. A proposito di regole e valori, proprio qualche giorno fa mi son sentito dire: “Dopo tanti anni in Italia ho imparato che è più facile risolvere un problema se conosci qualcuno”, oppure “State perdendo i vostri valori e non ve ne accorgete”.
Stupisce, a dodici anni dalla creazione dei CPT ad opera della legge Turco-Napolitano e dopo otto anni di Bossi-Fini, sentire ancora parlare di lassismo.
Dopo che le norme draconiane italiane hanno costituito il modello della svolta sicuritaria perfino delle direttive comunitarie in materia. Dopo che l'Italia ha per prima applicato mediante gli accordi con la Libia quello che Tony Blair aveva solo provato a ventilare: la creazione di una cintura di protezione nei paesi di transito, appena fuori dai confini della Fortezza Europa. Dove fosse possibile violare i diritti umani in nome e per conto della democratica Europa senza tema di scandalo.
Niente paura: l'Europa non è più la Patria del diritto, né tanto meno , a quanto pare, del diritto umanitario, che era uscito come anticorpo dal secondo conflitto mondiale.
L'Europa che non sente più il bisogno di riferirsi alle proprie radici cristiane.
Questa Europa, che sembra dire: “Siamo nel nuovo millennio, abbiamo raggiunto il benessere, voltiamo pagina”.
Sarà che abbiamo bisogno di rimuovere la vergogna della miseria che ha fatto emigrare quasi trenta milioni di italiani in meno di cento anni. Qualcuno anche in Egitto, ma soprattutto in Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Argentina, Stati Uniti, Australia.
O sarà per nascondere sotto il tappeto la cenere dei campi di sterminio.
Troppo presto. Forse.
Primo Levi, in Se questo è un uomo, scriveva: A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il lager.
Ma certamente si sbagliava. Speriamo.
Anzi, preghiamo.
Marco Ferrero - Presidente delle Acli di Padova
Dal Vangelo di Matteo 25, 31-46
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete ospitato (...) Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero straniero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.
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