Un buon Primo Maggio a tutte le lavoratrici e i lavoratori e a tutti quelli che pongono il lavoro a fondamento della vita democratica del Paese.
Le ACLI di Padova sottolineano come non basta esibire la statistica di quanto sia cresciuta l’occupazione in questi ultimi anni, se il mercato del lavoro italiano rimane dentro ad una tenaglia: tra i pochi tutelati e la stragrande maggioranza che entra ed esce, senza salari adeguati, senza progressione di carriera e senza le necessarie competenze.
In un sistema impermeabile al cambiamento, con il prevalere di un tessuto di piccola e piccolissima impresa e bassi salari, rischiamo ancora una volta che un nuovo shock inflazionistico venga scaricato sui lavoratori ed in particolare su quelli a reddito più basso.
L’Italia, come pure il Veneto, non sta creando abbastanza lavoro qualificato e non paga abbastanza per trattenere i nostri giovani. Squilibrio che si manifesta anche nei flussi lavorativi interregionali dove spesso i laureati padovani vanno lavorare in Emilia-Romagna e in Lombardia, quando non vanno all’estero.
La riduzione dei contratti a termine e l’aumento di quelli a tempo indeterminato ci presenta un quadro di maggiore stabilità, ma se i posti di lavoro si stabilizzano in mancanza di salari adeguati e produttività crescente rimarrà solo una permanente stagnazione.
Serve una seria agenda politica concentrata sull’innovazione, la crescita delle competenze e gli investimenti tecnologici, altrimenti sotto la veste della stabilità si nasconderà il declino.
Il presidente delle ACLI Provinciali di Padova
Maurizio Drezzadore


